Dai
comuni delle marche
ltitudine:XXXX ; Abitanti:XXXX
; Prefisso: XXXX; Cap: XXXX
Fermo,
Come raggingerlo
In aereo: aereoporto
di Falconara (AN) In automobile: Autostrada A14,
uscire al casello di Fermo - P.S.Giorgio In treno:
Stazione Porto S. Giorgio - Fermo.
Orari autobus
Fermo - Porto S. Giorgio - Autobus
ai minuti 00' e 30' di ogni ora
Porto S. Giorgio - Fermo - Autobus ai minuti
10' e 40' di ogni ora
Termine
delle corse ore 21.00
IL TEATRO dell'Aquila
Il Teatro dell'Aquila è tra i più preziosi gioielli
di arte ed architettura di Fermo e uno dei migliori esempi di
archiettura teatrale nel centro Italia. Dichiarato Monumento nazionale,
con l'ottima acustica ottenuta dalla sala a pianta ellittica disegnata
dal Morelli, con le prestigiose scene del Sanquirico e la volta
del Cochetti, con il suo grande boccascena, i suoi mille posti
tra platea e 125 palchi è paragonabile ai più importanti
d'Italia (L'Opera di Roma ha circa 1300 posti, La Scala di Milano
circa 1800), il più grande e importante del centro Italia
anche per tradizione.
Quando la piccola Fermo nel 1791 inaugurava il suo teatro lirico,
nel resto d'Italia, tra i più importanti, erano funzionanti
solo il San Carlo di Napoli (1737), il Regio di Torino (1740),
il Comunale di Bologna (1763), La Scala di Milano (1778), mentre
dovevano ancora attendere Venezia (La Fenice, 1792), Genova (Teatro
Carlo Felice, 1827), Parma (Nuovo, 1821), Palermo (Massimo, 1875),
Bari (Petruzzelli, 1905) e altri. (fonte: Enciclopedia Italiana
"G. Treccani").
Fermo,
La Storia:
Fermo E' la più importante ed antica città
del comprensorio nord della provincia. Le origini picene
sono documentate dai molti rinvenimenti archeologici e dai resti
della cinta muraria. Sottomessi i piceni, nel 268 a.C., Fermo
divenne colonia romana con ampie autonomie, restando fedele a
Roma anche al tempo delle guerre puniche. Il territorio fermano
fu intensamente colonizzato dai veterani romani. La crisi dell'impero
coinvolse anche Fermo, che non potè sottrarsi alle distruzioni,
soprattutto durante la guerra gotico-bizantina. La città
risorse in epoca longobarda quando, dopo aver fatto parte del
ducato di Spoleto, divenne ducato essa stessa. Al tempo dei Franchi
e degli imperatori tedeschi si avvicinò al Papa, ampliò
il suo comprensorio, che assunse la denominazione di Marca fermana.
Dalla fine del sec. XII fu libero comune. E' questo il periodo
in cui estese la sua influenza sulla maggior parte dei castelli
circostanti, che costituirono lo Stato Fermano. Nel secolo XIV
vari signori si impadronirono, in vari modi, della città,
da Mercenario da Monteverde a Gentile da Mogliano, fino a Francesco
Sforza, scacciato nel 1446 dal popolo sollevatosi, che nell'occasione
distrusse la rocca sul Girfalco. Nella prima metà del XVI
secolo, Fermo venne in contrasto con il Papa, che con le armi
e il suo potere convinse i fermani, nel 1550, a chiedere per governatore
il suo stesso nipote, che la governò fino al 1676 quando
successe una apposita "congregazione fermana". In
età napoleonica fu capoluogo del Dipartimento del Tronto
e poi sede di Delegazione Apostolica. Dall’incrocio
antistante la piazza di San Giorgio si raggiunge Fermo
(m.319, ab.35.093), la cuiposizione strategica ne ha
determinato la persistenza e le stratificazioni sullo stesso sito.Dopo
gli insediamenti dell’età del ferro (X – III
secc. a.C.), nel 264 a.C. fu dedottala coloniaromana di Firmum
Picenum, testimoniata dalle Cisterne (straordinariamente conservate
quellein via degli Aceti), dai resti del teatro e dai numerosi
reperti del Museo Archeologico.In continuità con l’acropoli
della città romana, l’attuale Cattedrale è
sorta sui resti della basilicapaleocristiana (V – VI secc.)
di cui si conservano importanti mosaici. La città fu parte
del regnolongobardo ed i Franchi ne fecero la capitale dell’omonima
Marca. Nell’825 l’imperatore Lotario fondò
a Fermo uno studium generale, promosso ad Università neiXIV
sec.(conservatasi sino al 1826). Sin dal periodo della
dominazione sveva (1239 – 1266)il Comune acquisì
numerosi “castelli” ed il notevole incremento demografico
spinse l’incasatoall’esterno della cinta muraria romana,
determinando lo sviluppo dei quartieri altomedievali.Agli accordi
commerciali con Venezia e all’organizzazione del Porto di
Fermo (Porto San Giorgio),seguirono fecondi rapporti con la città
lagunare e la Dalmazia, che determinarono un periodo dinotevole
espansione economica, politica, sociale e culturale per la città.
Nel 1353, con lariorganizzazione dello Stato della Chiesa avviata
dal cardinale Egidio Albornoz, Fermo furiconosciuta Civitas Magna
e le furono assegnati una sessantina di “castelli”.
All’epoca risalgono la fortificazione delle strutture
portuali e i lavori di difesa del Girifalco.L’ampio dominio
fermano è rievocato dalle celebrazioni culminanti nella
Cavalcata del 15 agosto,in occasione del Palio dell’Assunta,
patrona della città. Dopo l’avvento della signoria
di FrancescoSforza (1433), furono intrapresi rilevanti interventi
urbanistici, interrotti dalla cacciata degli Sforzache portò
alla demolizione della Rocca sul Grifalco. Papa Sisto V, già
vescovo di Fermo,alla fine del XVI sec. elevò la città
a sede arcivescovile. Nel XVII sec., epoca in cui si formaronole
grandi biblioteche pubbliche europee, il cardinale Decio Juniore
(1623 – 1689), della famiglia degliAzzolino, consigliere
della regina Cristina di Svezia e amante delle lettere, mise a
disposizione dellacittà i volumi suoi e quelli ereditati
dalla sovrana, che andarono a costituire il più antico
nucleo dellaBiblioteca (che conta oggi oltre 350.000 volumi),
allestito all’interno del Palazzo dei Priori, nellasala
del Mappamondo. Nel XVIII sec. la città modificò
l’aspetto architettonico e,tornata sotto il governo papale
dopo l’amministrazione francese, con l’annessioneal
Regno d’Italia fu privata della titolarità della
Provincia, pur non cessando di svolgereun ruolo primario nell’intero
territorio provinciale. Il percorso di visita, avvicinandosialla
città da viale Trento, dominato dalla visuale delle absidi
gotiche della chiesa di San Francesco(all’interno affreschi
di secc. XIV e XV), richiede una sosta a Villa Vitali (prima metà
dell’800),che ospita il Museo Popolare “S. Zavatti”
e il Museo di Scienze naturali “T. Salvatori”con il
meteorite di Fermo. Entrando nel centro storico, si raggiunge
largo Calzecchi Onesti (Museo Archeologico). Superato l’arco
del Palazzo Apostolico (XVI – XIX secc.),si apre Piazza
del Popolo delimitata nei lati lunghi da porticati antistanti
antichipalazzi e chiusa sul versante settentrionale dal Palazzo
degli Studi (XVI sec.), che ospita laBiblioteca Comunale, e dal
Palazzo dei Priori (origine XV sec.), dove è la ricca PinacotecaComunale
(Iacobello di Bonomo, Iacobello del Fiore, Andrea da Bologna,
V. Crivelli, P.P.Rubens, G. Lanfranco, A. Boscoli…). Facilmente
raggiungibili da Piazza del Popolo sono ilPalazzo Arcivescovile
(XIV – XVIII secc.), le Cisterne romane, la chiesa di San
Domenico(XIII sec.) ed il complesso realizzato dai gesuiti nella
prima metà del XVII sec., con annessala chiesa di San Martino,
ora auditorium. Salendo per la ripida via Mazzini si incontra,
sulla sinistra,il Teatro dell’Aquila, inaugurato nel 1791;
al termine della salita sono Villa Vinci ed il verdepiazzale del
Grifalco dove, sui resti della basilica paleocristiana, sorse
la cattedraleromanico – gotica (XIII – XIV secc.),
modificata nel corso del ‘700 e dell’800.Il ricco
tesoro della Cattedrale dedicata all’Assunta, assieme ad
altri preziosi beni, costituisconoil nucleo del Museo Diocesano
( in allestimento). Si ridiscende al centro cittadinoper via del
Teatro Antico (resti del teatro romano) e via Ognissanti, al termine
della qualesi incontrano la Torre Matteucci (XII sec.), la chiesa
del Carmine (XIV – XX secc.) e l’ex Montedi pietà
(XIV sec.). Lungo Corso Cefalonia, al posto delle antiche case
e botteghe medievali,di cui si conservano tracce, sorgono splendidi
palazzi gentilizi: Palazzo Fogliari (XIV sec.),Palazzo Vitali
Rosati e Palazzo Azzolino (entrambi disegnati nella prima metà
del XVI sec.da Sangallo il Giovane), Palazzo Paccaroni (XVII sec.),
Palazzo Monsignani – Sassatelli (XVIII sec.). Davanti al
Palazzo Fogliani sorge la chiesa di San Zenone (XII sec; interno
XVIIIsec.); nei pressi sono la chiesa di Sant’Agostino (XIII
– XIV secc.; interno XVIII sec.) e l’oratorio di Santa
Monica (XV sec., con interessanti affreschi tardi gotici).Al termine
del Corso si raggiunge l’Istituto Tecnico “Montani”,
il primo istituto industriale di questogenere in Italia, fondato
dopo l’Unità per contribuire in maniera qualificata
ala rinnovamentodella Nazione. Curiosi e diversi sono i volti
che la città offre al visitatore. Se la si osserva dall’Adriatico,appare
molto simile ad una piramide fitta di tetti e di mura, che dalla
base sale, ristringendosi, finoalla sommità del Girifalco.
Cambia tutto se invece si guarda la città dai colli vicini:
quella che primapareva un’unica muraglia compatta, sembra
quasi diradarsi, il profilo delle case e dei palazzi paredistendersi
sino a prendere curiosamente la forma di una nave andata ad incagliarsi
proprio sullavetta di una collina.
Fermo,
La Cappella musicale della Cattedrale
E’ stata questa la prima e più prestigiosa
istituzione. Si sa che nell'XI secolo nella Chiesa Cattedrale
di fermo vi erano due cantori e cioè i preti Giovanni ed
Adalberto. Il rogo della città operato da Federico Barbarossa
nel 1176 per opera delle orde comandate dall'arcivescovo Cristiano
di Magonza, ha cancellato qualsiasi testimonianza della storia
precedente che doveva essere prestigiosa se l'imperatore Lotario
III nell' 824 vi aveva fondato uno studium generalis punto di
riferimento per l'intera Italia centrale. Successivamente si hanno
notizie relative all'organo della Cattedrale che nel 1406 doveva
essere affidato ad altro artefice per non essere stato ultimato
e nel 1494 quando i canonici deliberarono la costruzione di "novorum
organorum". I primi nomi di maestri cantori ed organisti
appaiono con continuità nella prima metà del Cinquecento.
La spinta controriformista del Concilio di Trento (1545-63) produsse
i suoi effetti anche a Fermo, con l'istituzione del Seminario
nel 1573-74 ed il potenziamento della Cappella Musicale della
Cattedrale. Difatti il cardinale Felice Peretti, amministratore
della Diocesi fermana e futuro papa Sisto V, nel 1574 emana una
bolla in cui vengono aggregati alla mensa Capitolare otto benefici
ecclesiastici confiscati in contumacia ad un sacerdote in odore
di eresia, per stipendiare cantori e maestro di Cappella, nonché
altri due benefici per l'emolumento dell'organista aggregati all'Opereria
del duomo.Nel 1589 l'erezione della Cattedrale fermana a Metropolitana,
con i vescovadi suffraganei di Macerata, Tolentino, Ripatransone
e Montalto, produsse anche un altro munifico effetto: la cattedrale
fu dotata di un organo monumentale a tre campate del bolognese
Baldassarre Malamini, oggetto poi di una sostanziosa integrazione
operata nel 1767-70 da Raffaele e Domenicantonio Fedeli, organari
della Rocchetta di Camerino (portarono i 12 registri originali
a 24); ma nel 1789, quando la ristrutturazione neoclassica del
duomo coinvolse anche l'organo, venne sostituito da un fiammante
strumento a due tastiere e su base di 12 piedi dell'organaro veneto
Gaetano Callido; l'organo fu poi inglobato nell'attuale Mascioni
del 1914 a sistema pneumatico tubolare. Nel Cinquecento dopo diversi
cantori-maestri menzionati col solo nome, abbiamo a metà
secolo l'organista Galeazze Bramere da Piacenza e successivamente
a partire dagli anni ottanta un Gervasio De Gobbis da Brescia,
poi il ben più noto Girolamo Vespa napoletano e Democrito
Vicomanni di Camerino. Si susseguono poi nel corso di tutto il
Seicento e con una certa frequenza (che rispecchia l'ansia, l'inquietudine
e la precarietà dell'epoca)numerosi maestri di diversa
provenienza: da L'Aquila arriva il messinese Florido Zaccardi;
da Roma Gregorio Allegri (1582-1652), esponente di punta della
scuola palestriniana e attivo a Fermo nel periodo 1607 - ca. 1621,
e, nella seconda metà del secolo, Giuseppe Rosa. Altri
poi vengono da Camerino (Ortensio Polidori, Giuseppe Natali),
dalla vicina Ascoli (Giacinto Cornacchioli), da Ancona (Giovanni
Moresi, uno dei migliori allievi del Cifra), da Cartocceto (Alessandro
Gaspari, già al servizio dell'Imperatore a Vienna), da
Ferrara (Gaetano Padovani), da Firenze (Michel'Angelo Pazzini).
Da metà Settecento la presenza della scuola napoletana
diventa preponderante soprattutto con musicisti locali usciti
dai Conservatori napoletani. Infatti dopo il fermano Pietro Nicola
Grazia, il riminese Giovanni Battista Mastini ed il modenese Antonio
Gaetano Pampani nella prima metà del secolo, abbiamo i
camerti Carlo Antonio Cristiani e Antonio Conforti formatisi a
Napoli; tale tendenza culmina, verso l'ultima decade del secolo,
nell'elezione del napoletano Giuseppe Giordani (1751-98), compagno
di studi al Conservatorio di S. Maria di Loreto di Cimarosa e
Zingarelli (quest'ultimo in quello stesso periodo maestro di Cappella
presso il Santuario della S. Casa di Loreto), che legherà
il proprio nome alla città inaugurando il locale teatro
dell'Aquila, intrecciando rapporti con l'aristocrazia locale (famiglie
Bonafede e Maggiori), venendo insignito di onorificenze dal Capitolo,
lasciando al medesimo le sue musiche.
A Giordani succedono il napoletano Giuseppe Maria Curcio, Pietro
Polimanti fermano ma allievo di Zingarelli, Francesco Cellini
(1813-73) fermano allievo di Mercadante per la composizione e
per il canto di Girolamo Crescentini (castrato di Urbania docente
a Napoli) sino a Ferdinando Marcucci formatosi a Bologna, Belisario
Pisilani e Luigi Giuseppe Montanari (morto nel 1929) allievo a
Napoli con D'Arienzo e Lauro Rossi. Non meno prestigiosi furono
i vari evirati cantori attivi presso la cattedrale fermana: il
contraltista Tommaso Folcarelli, per tre anni a Dresda, venne
insignito (come Mozart) della Croce dello Speron d'oro per meriti
artistici; e i soprani naturali Paolo Belli per 15 anni a Dresda
fino al 1815; Carlo Contucci e Agostino Cellini, attivi a Lisbona
e Carlo Marinelli a Madrid sullo scorcio del XVIII sec.; Raffaele
Tombolini in servizio a Berlino presso il Re Federico il Grande
a partire dal 1784 fino alla morte avvenuta a Charlottenburg nel
1839. Musici cantori, gelosi custodi della tradizione belcantistica
interrottasi con l'unità d'Italia a causa della indiscriminata
demaniazione dei beni ecclesiastici che provocò il collasso
delle Cappelle musicali, le quali erano state per secoli l'autentica
fucina della vocalità italiana. I cantori professionisti,
senza più sostentamento, progressivamente vennero così
sostituiti nel servizio liturgico dagli allievi del Seminario,
inaugurando così il periodo "ceciliano", ispirato
ai valori del recupero del gregoriano e della polifonia classica
d'ascendenza palestriniana. A Montanari subentrano Lavinio Virgili
(di Carassai, autore tra l'altro di una pregevole monografia sulla
Cappella musicale del Duomo nei secoli XVI - XVII), Cesare Giuseppe
Celsi (formatosi con Pizzetti a Roma) e poi Nicola Marucci, tuttora
operante, con i quali Fermo assume un ruolo attivo all'interno
del movimento ceciliano.
Fermo,
La Scuola comunale di canto
la Scuola comunale di Canto a fermo fu fondata dal Municipio nel
1830 ca. ed affidata alla direzione di Francesco Cellini al suo
ritorno dagli studi effettuati a Napoli, quando fu subito nominato
maestro della Cappella del Duomo, maestro al cembalo e istruttore
dei cori al teatro dell'Aquila, celebrato maestro della tradizionale
pura scuola vocale italiana. Per avere un'idea dello rinomanza
di questi come docente di canto è sufficiente riportare
quanto scriveva D'Arcais nell''Opinione: "Purtroppo ora che
Francesco Cellini è morto e Pietro Romani è vecchio,
le tradizioni del canto italiano si vanno perdendo" (6 ottobre
1873). Tale radicata affezione alla tradizione belcantistica spinse
il conte e musicista Carlo Mora, nel suo testamento del 17 maggio
1871 a nominare erede dei suoi beni il Municipio perché
istituisse una scuola gratuita agli alunni "nostri compaesani,
che per miserabilità delle loro famiglie non abbiano mezzi
per essere istruiti nell'arte del canto, tanto dell'uno che dell'altro
sesso, preferibilmente però le femmine."; aggiungendovi
nella modifica del 24 maggio successivo "voglio che la scuola
di canto si faccia dal maestro Cellini o da chi altri a scelta
del Consiglio ...". Alla scuola collaborò tra gli
altri ed in vari momenti Clara Novello, contessa Gigliucci, figlia
dell'editore inglese d'origine piemontese Vincent, acclamato soprano
cui Schumann dedicò le Novellette (op. 21).
COMUNICATO
STAMPA
N.