Dai
comuni delle marche
ltitudine:xxxx ; Abitanti:xxxxxx
; Prefisso:0722; Cap: 61029
APPUNTAMENTI INTERESSANTI a Urbino
Urbino,
La sua Storia
Urbino
è situata tra le valli dei fiumi Metauro e Foglia, su due
colli a 451 metri sul livello del mare, dai quali si gode un vasto
panorama che abbraccia verdi colline e maestose montagne. Il centro
storico ha un'estensione di poco più di un chilometro quadrato,
racchiuso tra le mura bastionate ed interamente costruito in mattoni
cotti. Di forma romboidale allungata, il centro è diviso
da due assi viari principali e quasi perpendicolari tra di loro
(Via Mazzini e Via Cesare Battisti per un verso Via Raffaello
e Via Veneto dall'altro), che si incontrano nella Piazza principale
(Piazza della Repubblica), luogo di incontro abituale degli urbinati
e degli studenti. Il territorio comunale comprende diversi quartieri,
a poche centinaia di metri dal centro storico (Piansevero, Mazzaferro,
ecc.) e molte frazioni distanti anche diversi chilometri (Trasanni,
Gadana, Schieti, Canavaccio, ecc.), tutte collegate da trasporti
pubblici. L'estensione complessiva è di ben 227,9 chilometri
quadrati, per una popolazione di 18.000 abitanti.
Le origini di Urbino sono antichissime.Il nome Urvinum deriva
probabilmente dal termine latino urvus (urvum è il manico
ricurvo dell'aratro). Tra i personaggi più importanti merita
un accenno Guido il Vecchio, famoso e focoso ghibellino che Dante
Alighieri, (nel XXVII canto dell'inferno, incontra fra i consiglieri:
"lo fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, credendomi, sì
cinto, fare ammenda;... l'opere mie/ non furon leonine, ma di
volpe".
Solamente nel 1375 (circa) Antonio da Montefeltro, una delle maggiori
figure di soldato e di politico della seconda metà del
secolo XIV, abilissimo nel comporre discordie e situazioni critiche
e anche nel ricavare i massimi vantaggi dalle rivalità
altrui, seppe inserirsi nel gioco politico italiano del tempo,
alleandosi nel 1376 con Firenze e Milano, legandosi quindi d'amicizia
con Gian Galeazzo Visconti. Grazie al cresciuto prestigio, nel
1390, ottenne da parte del papa Bonifacio VIII il riconoscimento
di tutti i suoi possessi. Tale situazione portò conseguenze
benefiche anche sulla città che poté risollevarsi
dallo stato di confusione in cui versava per le continue lotte,
e poté vedere quel risveglio culturale ed edilizio, primo
momento di quell'ascesa irresistibile cui andò incontro
durante il governo del suo grande nipote Federico. A lui si devono
la costruzione del palazzo della casata, oggi sede dell'Università,
nonché i primi contatti con il mondo della cultura, che
portarono alla realizzazione di importanti opere artistiche.
Gli
successe Guidantonio che acquistò prestigio continuando
un'accorta politica di equilibrio. E' bene ricordare che proprio
durante il suo dominio, nel 1416, i fratelli Lorenzo e Iacopo
Salimbeni affrescarono l'oratorio di San Giovanni, portando nella
città le esperienze più raffinate del gotico cortese;
dopo di loro verranno Ottaviano Nelli da Gubbio e Antonio Alberti
da Ferrara.
Alla sua morte (1443) subentrò il giovanissimo figlio Oddantonio
che, appena sedicenne, non solo non seppe mantenere la politica
di equilibrio, ma dilapidò le scarse risorse economiche
del ducato provocando una rivolta che sfociò nella congiura
del 21 luglio 1444, durante la quale venne ucciso assieme a due
ministri.
E' a questo punto che compare la figura di Federico da Montefeltro,
il personaggio più illustre che legherà la storia
della città alla propria fama.
Nato a Gubbio nel 1422, figlio naturale di Cuidantonio, fratellastro
di Oddantonio, Federico venne allevato da Giovanna Alidosi, vedova
di Bartolomeo Brancaleoni, la cui figlia Gentile sarebbe diventata
sua prima sposa (1 437) garantendogli così la signoria
della Massa Trabaria.
All'età di undici anni venne accompagnato da Urbino a Venezia,
quale ostaggio, essendosi Venezia interposta garante di pace tra
il pontefice Eugenio IV e il Duca di Milano Filippo Maria Visconti,
del quale il padre di Federico era alleato. Vi rimase quindici
mesi, un periodo determinante per la formazione del giovane che
ebbe modo di frequentare i livelli più alti della società
veneziana.
Giovanissimo, Federico si impose per le sue doti di saggio e risoluto
condottiero e di finissimo uomo politico, conquistandosi una solida
reputazione di valoroso combattente, in tutto degno delle migliori
tradizioni dei Montefeltro.
Nel 1444, alla morte del fratellastro Oddantonio, dalla vicina
Pesaro, dove si trovava, corse ad Urbino e ne divenne signore.
Da allora la sua vita fu un esempio di perfetto principe rinascimentale,
uno dei protagonisti della vita italiana di quel secolo, grande
condottiero, ma anche grande umanista, colui che fece costruire
da Luciano Laurana la sua residenza, quella "città
in forma di palazzo" secondo la definizione del Castiglione,
che è anche il primo esempio di complesso architettonico
ed urbanistico strettamente legato alla natura.
Il 1472 segna una tappa importante per la vita di Federico, sia
sul piano politico che familiare: la rapida espugnazione di Volterra
e la nascita del tanto sospirato erede, Guidubaldo, datogli dalla
giovanissima Battista Sforza, sua seconda moglie, nipote del duca
di Milano. Due anni dopo giungeranno ulteriori significativi riconoscimenti:
il papa lo chiamerà a Roma per nominarlo cavaliere di San
Pietro e Gonfaloniere della Chiesa (poco dopo una sua figlia sposerà
un nipote del papa, Giovanni della Rovere); Il re d'Inghilterra,
Edoardo IV, gli conferirà ]'Ordine della Giarrettiera;
il re di Napoli l'Ordine dell'Ermellino. La morte lo sorprese
nel 1482, con il figlio Guidubaldo ancora fanciullo. La sapiente
tutela dello zio Ottaviano Ubaldini seppe conservargli tutti i
poteri conquistati dal padre, anche se alterne vicende politiche
italiane lo costrinsero ad abbandonare in fuga la città,
sotto la pressione del Valentino che nel 1502 l'aveva conquistata.
L'anno successivo, rientrato definitivamente in possesso del suo
ducato, presero finalmente avvio anni sereni per la città
e per la corte, che la duchessa Elisabetta Gonzaga animava con
quei famosi cenacoli che Baldassarre Castiglione ha eternato nel
suo "Cortígiano".
Sarà proprio in tale clima culturale che si preparerà
e affermerà il genio artistico di Raffello il quale, dopo
la formazione nella bottega paterna e le prime opere eseguite
per località del ducato, si muoverà su raccomandazione
di Giovanna Feltria Della Rovere - verso Firenze e Roma dove raggiungerà
il suo apice.
Unico problema della corte era la mancanza di eredi, così
che, alla morte di Guidubaldo (1 508) il ducato passò a
Francesco Maria I della Rovere. Pur senza eguagliare gli splendori
dei Montefeltro, la Corte roveresca continuò a radunare
attorno a sé musicisti e scenografi, artisti e letterati:
diverse sono le committenze a Tiziano, senza dimenticare le numerose
opere fatte eseguire all'urbinate Federico Barocci che certamente
costituì l'aspetto più qualificante della committenza
degli ultimi Della Rovere.
Unico problema della corte era la mancanza di eredi, così
che, alla morte di Guidubaldo (1 508) il ducato passò a
Francesco Maria I della Rovere. Pur senza eguagliare gli splendori
dei Montefeltro, la Corte roveresca continuò a radunare
attorno a sé musicisti e scenografi, artisti e letterati:
diverse sono le committenze a Tiziano, senza dimenticare le numerose
opere fatte eseguire all'urbinate Federico Barocci che certamente
costituì l'aspetto più qualificante della committenza
degli ultimi Della Rovere.Ma il fatto più negativo per
la città si verificò quando la Corte, nel 1523,
decise di trasferire la propria sede a Pesaro, con conseguente
emarginazione di Urbino rispetto ai centri litoranei.
I successori, Guidubaldo II , Francesco Maria II e Federico Ubaldo,
fecero conoscere ad Urbino momenti sempre meno splendenti, fino
al 1631 data in cui mori l'ultimo duca, rimasto senza eredi, con
conseguente devoluzione del ducato, per questioni ereditarie,
allo Stato pontificio.
A partire da tale data Urbino venne sottoposta ad una lunga serie
di sottrazioni: dapprima il trasferimento delle collezioni e di
molti arredi a Firenze, iniziato già da Francesco Maria,
quindi la vera e propria spoliazione di quant'altro fosse rimasto
nel palazzo (i Ritratti dello Studiolo, le Muse del Tempietto,
e infine, nel 1657, la famosa Biblioteca di Federico).
E' facilmente immaginabile il clima di decadenza e di degrado
che doveva regnare nella città in tale periodo: monumenti,
mura cittadine, palazzi pubblici e privati, in stato di abbandono
e bisognosi di restauro.
Le vicende di fine secolo e dell'inizio del successivo, legate
alle imprese napoleoniche, sono comuni a molte città italiane
e comportarono per Urbino - oltre alla soppressione di chiese,
conventi e istituti religiosi - un ennesimo impoverimento del
proprio patrimonio artistico con la distruzione di alcune opere
(sculture in bronzo, fuse per scopi militari) e la deportazione
di altre verso Milano, prima fra tutte la famosa Madonna col Bambino
e Santi, di Piero della Francesca che diventerà la celebre
'Pala di Brera'.
Urbino,
da visitare
Porta
Valbona, Collegio Raffaello, Oratorio di San Giuseppe, Oratorio
di San Giovanni Battista
Entrando
poi dalla Porta di Valbona, il principale ingresso della città,
e salendo verso Piazza della Repubblica, sulla destra è
da menzionare l'area dell'antico ghetto e della attuale Sinagoga,
localizzato nell'isolato di edifici tra la via delle Stallacce
e le mura. (5) Ma torniamo al teatro Sanzio. Percorrendo Corso
Garibaldi si ha una vista suggestiva delle tre absidi del Duomo
e del lato occidentale dei Palazzo Ducale, caratterizzato dai
due svettanti Torricini e dalle tre logge sovrapposte. Attraverso
il lungo porticato che fiancheggia il Corso, si giunge in piazza
della Repubblica, "l'ombelico di Urbino". (6) La piazza
si apre al centro della città, fra i due colli, e da qui
si diramano le principali vie del centro storico. Sul lato nord
domina il severo collegio Raffaello, del 1705. Scendendo in via
Mazzini, e prendendo il primo vicolo sulla destra, ci si trova
in via Barocci, dove si può ammirare l'Oratorio di San
Giuseppe (con il suggestivo Presepio) e, poco più avanti,
l'Oratorio di San Giovanni Battista, tutto decorato da un ciclo
di affreschi sulla vita di San Giovanni e Crocifissione.
Teatro romano, Convento di Santo Chiara, oratorio di Santo
Croce, Palazzo Bonaventura
Servendosi del vicolo attiguo, da quale sulla sinistra
sono visibili gli scavi che nel 1943 riportarono alla luce i resti
del Teatro Romano edificato nella prima metà del I secolo
d.C., si giunge in Piazza Gherardi, dalla quale si può
ammirare l'abside della Chiesa. Proseguendo per via Santa Chiara,
si giunge all'ex convento di Santa Chiara (attualmente sede della
Scuola di Progettazione Grafica ISIA), con un cortile a porticato
e logge, opera insigne di Francesco di Giorgio Martini, dal quale
si può ammirare un bel panorama sul Mausoleo dei Duchi.
Dirimpetto all'ex convento, l'Oratorio di Santa Croce con il bel
portale in stile gotico e, all'interno si offrono ad uno sguardo
attento i dipinti di Ottaviano Nelli, di Giovanni Santi (padre
di Raffaello) e dei Picchi. Risaliamo fino a Via Saffi dove troviamo
il Palazzo Bonaventura. che fu dimora dei Montefeltro, come attesta
lo stemma sopra il portale richiamante linee gotiche. e attuale
sede dell'Università, fondata nel 1506.
Sentire l'antico nel cuore di Urbino
Ma Urbino non è tutta qui. Dopo la visita d'obbligo
al Palazzo, Urbino e tutta da scoprire, è antica. quella
che sa di una storia in cui il popolo non suddito ma protagonista,
era libero di aggregarsi, di agire, di trafficare e industriarsi.
Per respirare quest'aria è sufficiente addentrarsi nelle
stradine a nordest e a nord-ovest dei Palazzo, strette e contorte,
talvolta cordonate e a scalini; o semplicemente percorrendo le
vie del centro alla ricerca dello spirito di quell'epoca, dove
si scopre il sapore dell'antico, la vera anima della città
e degli urbinati (4). Se si ha la volontà di abbandonarsi
al ritmo incessante di salite e discese, si può cogliere
qualche scorcio suggestivo. come quello famoso e splendido sui
Torricini dalle scalette di S. Giovanni, o individuare i numerosi
palazzi rinascimentali, i portali degli edifici, le finestre edicolate,
le mensole lavorate poste agli spigoli degli edifici lungo le
strade (spesso con date o iscrizioni) che, pur essendo un volto
meno appariscente della città, rappresentano comunque il
continuo della Urbino rinascimentale, dando la sensazione di una
immersione completa in un tempo diverso dal nostro.