PESARO
- URBINO
Dalle
Province
:
Ancona-Pesaro Urbino-Macerata-Ascoli Piceno
Pesaro
Urbino Eventi e Notizie
La
Storia Di Pesaro & Urbino.
Pesaro è Capoluogo di provincia con 89.306
abitanti, sede vescovile, con i suoi 126,56 km (quadrati)
di estensione si affaccia sul mar Adriatico.
L’impostazione a scacchiera deriva dalla configurazione
dell’originaria città romana su cui Pesaro
sorge.
Nel rinascimento la cittadina si estese oltre alla
struttura urbanistica medievale ancora fedele al rettangolo
della pianta romana, un estensione che si protrasse
sia verso sud che verso il Foglia.
Nel settore orientale in età sforzesca nel
secolo XV fu eretta la Rocca e nel XVI, con i Della
Rovere si aggiunse una nuova cinta muraria difensiva.
L’abitato si estese ulteriormente dopo la seconda
guerra mondiale verso SE.
Il porto canale invece fu iniziato nel XVII secolo
e completato nel XIX. Pesaro è nota per le
sue maioliche il cui artigianato risale al cinquecento
ma vanta oltre alle ceramiche artistiche anche adeguate
strutture ricettive e di svago che la fanno un’ambita
meta per il turismo balneare.
Storia e sviluppo urbano. Pesaro è un’antichissima
città italica appartenuta ai piceni, agli etruschi
e ai Galli Senoni.
La città fu conquistata dai romani nel 184
a.C. e allorchè accolse la colonia di Ottaviano
e di Antonio prese il nome di Colonia Jiulia Felix
Pisaurum.
Dopo
la caduta dell’impero fu oggetto di stragi e
devastazioni da parte dei barbari tra le quali la
più pesante fu l’incendio operato nel
539 da Vitige che distrusse la città quasi
completamente.
Nel 544 però, il suo passaggio ai bizantini
segnò un opera di ricostruzione attuata da
Belisario.
Insieme ad Ancona, Fano, Rimini, e Senigallia formò
la pentapoli marittima alle dipendenze dell’esarca
di Ravenna.
Fino al secolo VIII fu contesa tra bizantini e longobardi
finchè Pipino il Breve, re dei franchi, non
la occupò e decise di donarla a Papa Stefano
II ( 756 ).
All’inizio del XIII secolo fu infeudata dagli
estensi e nel 1259 fu sottoposta al diretto governo
di Manfredi.
Nel 1266 sarà però riconquistata dal
Papa e data in feudo ai Malatesta, ai quali rimase
fino al 1445.
Pesaro passò dunque in mano a numerosi governi
e passerà ancora nel XVI e XVII secolo ai Visconti,
agli Urbino e nel 1631 al diretto dominio della Chiesa.
Infine, nel 1860 entrò a far parte del nuovo
regno d’Italia. Pesaro è nota anche per
essere stata la città natale (29 feb. 1792)
del grande musicista Rossini.
Pesaro
Da visitare:
La
cattedrale di San Leo a Pesaro Urbino,
assieme alla vicina pieve, sono le sole testimonianze
monumentali che documentino l’importanza religiosa
e politica di questo piccolissimo centro del Montefeltro,
sede fin dall’VIII secolo e per buona parte
del Medioevo della più settentrionale tra le
diocesi delle Marche, l’unica ad orbitare verso
la vicina pianura Padana a cui è collegata
dalla stretta vallata del fiume Marecchia, naturale
via di comunicazione tra l’alta valle tiberina
e Rimini.
La fama della sua rocca rinascimentale oscura dall’alto
quanto è sopraggiunto dell’antico complesso
vescovile che, insediato sulla sommità di una
collina sopra un bancone di arenaria, conserva ancora
intatte le eleganti forme della cattedrale romanica
e del vicino campanile, innalzati – come attesta
un’epigrafe presente all’interno dell’edificio
di culto - nel corso del XII secolo dai locali vescovi-conti.
E’ presumibile che la fabbrica religiosa non
fosse eretta sul sito della basilica altomedievale,
dalla quale forse provengono i frammenti di plutei
e di un ciborio conservati negli ambienti della cripta,
mentre è sicuro che la chiesa fu costruita
seguendo un disegno progettuale che escludeva l’adattamento
del nuovo edificio a strutture murarie preesistenti.
La cattedrale, in pietra arenaria tagliata in blocchi
squadrati, possiede un impianto a tre navate concluso
da un coro triabsidato; le navi sono divise da pilastri
compositi e da sostegni monolitici con capitelli romani
che sorreggono arcate, a sesto acuto nella navata
e centinate nel presbiterio, quest’ultimo fortemente
sopraelevato rispetto al piano di calpestio delle
navate per contenere la cripta a sala.
A caratterizzare l’alzato della cattedrale contribuisce
soprattutto l’impiego sopra la nave principale
della volta a botte cinghiata che appare interrotta,
in corrispondenza dell’innesto del transetto,
dall’inserimento di una pseudocupola.
L’esterno del monumento mostra forme massicce
e compatte e un’articolazione delle pareti con
lesene, semicolonne e archetti pensili che sottolineano
la stretta dipendenza dell’edificio dal linguaggio
codificato dall’architettura romanica lombarda.
Anomala è invece la disposizione del portale
d’ingresso: questo, infatti, si apre sul fianco
meridionale della chiesa in quanto la parete di facciata
prospetta direttamente sullo scosceso dirupo che chiude
a oriente l’altura di San Leo.
Urbino,
La sua Storia
Urbino
è situata tra le valli dei fiumi Metauro e
Foglia, su due colli a 451 metri sul livello del mare,
dai quali si gode un vasto panorama che abbraccia
verdi colline e maestose montagne. Il centro storico
ha un'estensione di poco più di un chilometro
quadrato, racchiuso tra le mura bastionate ed interamente
costruito in mattoni cotti. Di forma romboidale allungata,
il centro è diviso da due assi viari principali
e quasi perpendicolari tra di loro (Via Mazzini e
Via Cesare Battisti per un verso Via Raffaello e Via
Veneto dall'altro), che si incontrano nella Piazza
principale (Piazza della Repubblica), luogo di incontro
abituale degli urbinati e degli studenti. Il territorio
comunale comprende diversi quartieri, a poche centinaia
di metri dal centro storico (Piansevero, Mazzaferro,
ecc.) e molte frazioni distanti anche diversi chilometri
(Trasanni, Gadana, Schieti, Canavaccio, ecc.), tutte
collegate da trasporti pubblici. L'estensione complessiva
è di ben 227,9 chilometri quadrati, per una
popolazione di 18.000 abitanti.
Le origini di Urbino sono antichissime.Il nome Urvinum
deriva probabilmente dal termine latino urvus (urvum
è il manico ricurvo dell'aratro). Tra i personaggi
più importanti merita un accenno Guido il Vecchio,
famoso e focoso ghibellino che Dante Alighieri, (nel
XXVII canto dell'inferno, incontra fra i consiglieri:
"lo fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, credendomi,
sì cinto, fare ammenda;... l'opere mie/ non
furon leonine, ma di volpe".
Solamente nel 1375 (circa) Antonio da Montefeltro,
una delle maggiori figure di soldato e di politico
della seconda metà del secolo XIV, abilissimo
nel comporre discordie e situazioni critiche e anche
nel ricavare i massimi vantaggi dalle rivalità
altrui, seppe inserirsi nel gioco politico italiano
del tempo, alleandosi nel 1376 con Firenze e Milano,
legandosi quindi d'amicizia con Gian Galeazzo Visconti.
Grazie al cresciuto prestigio, nel 1390, ottenne da
parte del papa Bonifacio VIII il riconoscimento di
tutti i suoi possessi. Tale situazione portò
conseguenze benefiche anche sulla città che
poté risollevarsi dallo stato di confusione
in cui versava per le continue lotte, e poté
vedere quel risveglio culturale ed edilizio, primo
momento di quell'ascesa irresistibile cui andò
incontro durante il governo del suo grande nipote
Federico. A lui si devono la costruzione del palazzo
della casata, oggi sede dell'Università, nonché
i primi contatti con il mondo della cultura, che portarono
alla realizzazione di importanti opere artistiche.
Gli
successe Guidantonio che acquistò prestigio
continuando un'accorta politica di equilibrio. E'
bene ricordare che proprio durante il suo dominio,
nel 1416, i fratelli Lorenzo e Iacopo Salimbeni affrescarono
l'oratorio di San Giovanni, portando nella città
le esperienze più raffinate del gotico cortese;
dopo di loro verranno Ottaviano Nelli da Gubbio e
Antonio Alberti da Ferrara.
Alla sua morte (1443) subentrò il giovanissimo
figlio Oddantonio che, appena sedicenne, non solo
non seppe mantenere la politica di equilibrio, ma
dilapidò le scarse risorse economiche del ducato
provocando una rivolta che sfociò nella congiura
del 21 luglio 1444, durante la quale venne ucciso
assieme a due ministri.
E' a questo punto che compare la figura di Federico
da Montefeltro, il personaggio più illustre
che legherà la storia della città alla
propria fama.
Nato a Gubbio nel 1422, figlio naturale di Cuidantonio,
fratellastro di Oddantonio, Federico venne allevato
da Giovanna Alidosi, vedova di Bartolomeo Brancaleoni,
la cui figlia Gentile sarebbe diventata sua prima
sposa (1 437) garantendogli così la signoria
della Massa Trabaria.
All'età di undici anni venne accompagnato da
Urbino a Venezia, quale ostaggio, essendosi Venezia
interposta garante di pace tra il pontefice Eugenio
IV e il Duca di Milano Filippo Maria Visconti, del
quale il padre di Federico era alleato. Vi rimase
quindici mesi, un periodo determinante per la formazione
del giovane che ebbe modo di frequentare i livelli
più alti della società veneziana.
Giovanissimo, Federico si impose per le sue doti di
saggio e risoluto condottiero e di finissimo uomo
politico, conquistandosi una solida reputazione di
valoroso combattente, in tutto degno delle migliori
tradizioni dei Montefeltro.
Nel 1444, alla morte del fratellastro Oddantonio,
dalla vicina Pesaro, dove si trovava, corse ad Urbino
e ne divenne signore. Da allora la sua vita fu un
esempio di perfetto principe rinascimentale, uno dei
protagonisti della vita italiana di quel secolo, grande
condottiero, ma anche grande umanista, colui che fece
costruire da Luciano Laurana la sua residenza, quella
"città in forma di palazzo" secondo
la definizione del Castiglione, che è anche
il primo esempio di complesso architettonico ed urbanistico
strettamente legato alla natura.
Il 1472 segna una tappa importante per la vita di
Federico, sia sul piano politico che familiare: la
rapida espugnazione di Volterra e la nascita del tanto
sospirato erede, Guidubaldo, datogli dalla giovanissima
Battista Sforza, sua seconda moglie, nipote del duca
di Milano. Due anni dopo giungeranno ulteriori significativi
riconoscimenti: il papa lo chiamerà a Roma
per nominarlo cavaliere di San Pietro e Gonfaloniere
della Chiesa (poco dopo una sua figlia sposerà
un nipote del papa, Giovanni della Rovere); Il re
d'Inghilterra, Edoardo IV, gli conferirà ]'Ordine
della Giarrettiera; il re di Napoli l'Ordine dell'Ermellino.
La morte lo sorprese nel 1482, con il figlio Guidubaldo
ancora fanciullo. La sapiente tutela dello zio Ottaviano
Ubaldini seppe conservargli tutti i poteri conquistati
dal padre, anche se alterne vicende politiche italiane
lo costrinsero ad abbandonare in fuga la città,
sotto la pressione del Valentino che nel 1502 l'aveva
conquistata. L'anno successivo, rientrato definitivamente
in possesso del suo ducato, presero finalmente avvio
anni sereni per la città e per la corte, che
la duchessa Elisabetta Gonzaga animava con quei famosi
cenacoli che Baldassarre Castiglione ha eternato nel
suo "Cortígiano".
Sarà proprio in tale clima culturale che si
preparerà e affermerà il genio artistico
di Raffello il quale, dopo la formazione nella bottega
paterna e le prime opere eseguite per località
del ducato, si muoverà su raccomandazione di
Giovanna Feltria Della Rovere - verso Firenze e Roma
dove raggiungerà il suo apice.
Unico problema della corte era la mancanza di eredi,
così che, alla morte di Guidubaldo (1 508)
il ducato passò a Francesco Maria I della Rovere.
Pur senza eguagliare gli splendori dei Montefeltro,
la Corte roveresca continuò a radunare attorno
a sé musicisti e scenografi, artisti e letterati:
diverse sono le committenze a Tiziano, senza dimenticare
le numerose opere fatte eseguire all'urbinate Federico
Barocci che certamente costituì l'aspetto più
qualificante della committenza degli ultimi Della
Rovere.
Unico problema della corte era la mancanza di eredi,
così che, alla morte di Guidubaldo (1 508)
il ducato passò a Francesco Maria I della Rovere.
Pur senza eguagliare gli splendori dei Montefeltro,
la Corte roveresca continuò a radunare attorno
a sé musicisti e scenografi, artisti e letterati:
diverse sono le committenze a Tiziano, senza dimenticare
le numerose opere fatte eseguire all'urbinate Federico
Barocci che certamente costituì l'aspetto più
qualificante della committenza degli ultimi Della
Rovere.Ma il fatto più negativo per la città
si verificò quando la Corte, nel 1523, decise
di trasferire la propria sede a Pesaro, con conseguente
emarginazione di Urbino rispetto ai centri litoranei.
I successori, Guidubaldo II , Francesco Maria II e
Federico Ubaldo, fecero conoscere ad Urbino momenti
sempre meno splendenti, fino al 1631 data in cui mori
l'ultimo duca, rimasto senza eredi, con conseguente
devoluzione del ducato, per questioni ereditarie,
allo Stato pontificio.
A partire da tale data Urbino venne sottoposta ad
una lunga serie di sottrazioni: dapprima il trasferimento
delle collezioni e di molti arredi a Firenze, iniziato
già da Francesco Maria, quindi la vera e propria
spoliazione di quant'altro fosse rimasto nel palazzo
(i Ritratti dello Studiolo, le Muse del Tempietto,
e infine, nel 1657, la famosa Biblioteca di Federico).
E' facilmente immaginabile il clima di decadenza e
di degrado che doveva regnare nella città in
tale periodo: monumenti, mura cittadine, palazzi pubblici
e privati, in stato di abbandono e bisognosi di restauro.
Le vicende di fine secolo e dell'inizio del successivo,
legate alle imprese napoleoniche, sono comuni a molte
città italiane e comportarono per Urbino -
oltre alla soppressione di chiese, conventi e istituti
religiosi - un ennesimo impoverimento del proprio
patrimonio artistico con la distruzione di alcune
opere (sculture in bronzo, fuse per scopi militari)
e la deportazione di altre verso Milano, prima fra
tutte la famosa Madonna col Bambino e Santi, di Piero
della Francesca che diventerà la celebre 'Pala
di Brera'.
Urbino,
da visitare
Porta
Valbona, Collegio Raffaello, Oratorio di San Giuseppe,
Oratorio di San Giovanni Battista
Entrando
poi dalla Porta di Valbona, il principale ingresso
della città, e salendo verso Piazza della Repubblica,
sulla destra è da menzionare l'area dell'antico
ghetto e della attuale Sinagoga, localizzato nell'isolato
di edifici tra la via delle Stallacce e le mura. (5)
Ma torniamo al teatro Sanzio. Percorrendo Corso Garibaldi
si ha una vista suggestiva delle tre absidi del Duomo
e del lato occidentale dei Palazzo Ducale, caratterizzato
dai due svettanti Torricini e dalle tre logge sovrapposte.
Attraverso il lungo porticato che fiancheggia il Corso,
si giunge in piazza della Repubblica, "l'ombelico
di Urbino". (6) La piazza si apre al centro della
città, fra i due colli, e da qui si diramano
le principali vie del centro storico. Sul lato nord
domina il severo collegio Raffaello, del 1705. Scendendo
in via Mazzini, e prendendo il primo vicolo sulla
destra, ci si trova in via Barocci, dove si può
ammirare l'Oratorio di San Giuseppe (con il suggestivo
Presepio) e, poco più avanti, l'Oratorio di
San Giovanni Battista, tutto decorato da un ciclo
di affreschi sulla vita di San Giovanni e Crocifissione.
Teatro romano, Convento di Santo Chiara, oratorio
di Santo Croce, Palazzo Bonaventura
Servendosi del vicolo attiguo, da quale sulla
sinistra sono visibili gli scavi che nel 1943 riportarono
alla luce i resti del Teatro Romano edificato nella
prima metà del I secolo d.C., si giunge in
Piazza Gherardi, dalla quale si può ammirare
l'abside della Chiesa. Proseguendo per via Santa Chiara,
si giunge all'ex convento di Santa Chiara (attualmente
sede della Scuola di Progettazione Grafica ISIA),
con un cortile a porticato e logge, opera insigne
di Francesco di Giorgio Martini, dal quale si può
ammirare un bel panorama sul Mausoleo dei Duchi. Dirimpetto
all'ex convento, l'Oratorio di Santa Croce con il
bel portale in stile gotico e, all'interno si offrono
ad uno sguardo attento i dipinti di Ottaviano Nelli,
di Giovanni Santi (padre di Raffaello) e dei Picchi.
Risaliamo fino a Via Saffi dove troviamo il Palazzo
Bonaventura. che fu dimora dei Montefeltro, come attesta
lo stemma sopra il portale richiamante linee gotiche.
e attuale sede dell'Università, fondata nel
1506.
Sentire l'antico nel cuore di Urbino
Ma Urbino non è tutta qui. Dopo la
visita d'obbligo al Palazzo, Urbino e tutta da scoprire,
è antica. quella che sa di una storia in cui
il popolo non suddito ma protagonista, era libero
di aggregarsi, di agire, di trafficare e industriarsi.
Per respirare quest'aria è sufficiente addentrarsi
nelle stradine a nordest e a nord-ovest dei Palazzo,
strette e contorte, talvolta cordonate e a scalini;
o semplicemente percorrendo le vie del centro alla
ricerca dello spirito di quell'epoca, dove si scopre
il sapore dell'antico, la vera anima della città
e degli urbinati (4). Se si ha la volontà di
abbandonarsi al ritmo incessante di salite e discese,
si può cogliere qualche scorcio suggestivo.
come quello famoso e splendido sui Torricini dalle
scalette di S. Giovanni, o individuare i numerosi
palazzi rinascimentali, i portali degli edifici, le
finestre edicolate, le mensole lavorate poste agli
spigoli degli edifici lungo le strade (spesso con
date o iscrizioni) che, pur essendo un volto meno
appariscente della città, rappresentano comunque
il continuo della Urbino rinascimentale, dando la
sensazione di una immersione completa in un tempo
diverso dal nostro.
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